Il Monregalese Dalle Alpi al Mare
Il Monregalese
Dalle Alpi al Mare
Mondovì (559 m) è città con più cuori: c'è la parte alta, Piazza, un tempo sede di municipio, università, collegi, carceri: oggi, dopo un lungo declino, è stata riscoperta e rivitalizzata, soprattutto dalle presenze di artigiani. C'è poi la parte bassa, con i quartieri Breo, Piandellavalle e Carassone con gli straordinari portici, ora centro politico e di servizi di Mondovì. Infine l'Altipiano, dall'altra parte del fiume Ellero, zona residenziale e di espansione urbanistica. A Piazza, la parte sicuramente più affascinante per la sua atmosfera d'altri tempi, da segnalare la cappella di Santa Croce (affreschi del XIV sec.),
via Vico, la sinagoga, via Misericordia e l'omonima chiesa del Gallo (1708-1717), la Cittadella (1572-1574, voluta da Emanuele Filiberto sulle rovine della cattedrale), la chiesa di Santa Teresa in via Giolitti (XVII sec.), la casa di Giolitti, piazza Maggiore, la chiesa di San Saverio o della Missione (1664) con affreschi di Andrea Pozzo, il palazzo del tribunale, piazza Maggiore, i palazzi nobiliari (antico Palazzo di Città, Fauzone, Circolo della Lettura, palazzo Bressani). E poi la cattedrale di San Donato (1743, opera del Gallo), il vescovado, i giardini del Belvedere con la torre civica e la "pietra delle montagne", che indica le cime visibili dalla splendida terrazza, i bastioni con la nuova passeggiata, l'oratorio di Santa Croce, la chiesa di Santa Chiara. Infine gli affreschi: quelli nelle chiesa dell'Assunta e dell'Annunziata al Borgato, a Breolungi (dove sono stati trovati anche resti preromani), a San Bernolfo e San Bernardo nel rione Ferrone, a Santa Maria delle Vigne e nel chiostro di San Domenico a Carassone.
Da Piazza una passeggiata di circa un'ora (percorribile anche in bicicletta o a cavallo) conduce a Vicoforte (598 m), piccolo paese reso famoso dal santuario Regina Montis Regalis e dalla Fiera della Madonna, che ogni anno richiama oltre un milione di visitatori. La costruzione di questo edificio religioso risale al 1596 su progetto di Ascanio Vitozzi intorno a un pilone, venerato per una leggenda: colpita da un cacciatore, l'icona della Madonna sanguinò. La gigantesca cupola ellittica, opera del Gallo (decorata all'interno con il più grande affresco esistente a tema unico, la Gloria di Maria, su 6032 m2) venne terminata nel 1733. Il santuario fu completato nel 1891 con la facciata di ponente e i quattro campanili di Camillo Riccio. Il complesso è completato dalla Palazzata, dall'ex monastero cistercense e dal seminario. Il centro storico di Vicoforte si trova sulla collina, e merita una passeggiata per la suggestiva via Roma, la piazzetta del Borgo, l'ex confraternita dei Battuti, la parrocchiale di San Donato (il cui campanile è la torre merlata del castello medievale). Altri edifici di culto sono l'antica pieve di Vico, la cappella di San Giovanni e, soprattutto, il percorso delle Cappelle, tracciato dal Vitozzi a fine XVI secolo, tra il santuario di Vicoforte e la città di Mondovì: i tempietti, dedicati ai Misteri del Rosario, vennero costruiti su progetto dello Schellino.
Lasciata Vicoforte si prosegue in direzione di Ceva (388 m), in Valle Tanaro: delle otto porte medievali restano solo la torre guelfa (a merlatura ghibellina) e il campanone (1300). Dell'epoca sono anche i portici del centro, galleria commerciale naturale con decine di negozi. Percorrendo a piedi la "via delle volte" si sbuca nella piazza del municipio e dell'arciconfraternita di Santa Maria, oppure, dall'altra parte, in Valgelata, con la cappella di San Carlo e il curioso campanile a pianta triangolare. In fondo, troneggia il duomo con la maestosa facciata e la scalinata monumentale (all'interno il pulpito da cui predicò San Bernardino da Siena e la cappella dell'Addolorata). La statua lignea della Deposizione era custodita nella cappella in tufo sulla rocca del forte, unica piazzaforte che Napoleone non poté conquistare con le armi, se non dopo il trattato di Cherasco, quando decise di farla radere al suolo a cannonate. La leggenda vuole che, fermandosi nel castello Pallavicino, Bonaparte non fosse riuscito a dormire, ma avesse sempre guardato dalla finestra l'inaccessibile parete a strapiombo della rocca. A destra del duomo, lungo via Pallavicino, c'è il teatro Marenco (che il comico Macario definì la "bomboniera" di Ceva) e, svoltando verso l'autostrada e sostando nel rione Consolata, si può far tappa al convento dei Cappuccini (con la ricostruzione della grotta di Lourdes) e alla pregevole cappella di San Rocco.
Proseguendo verso Garessio, una sosta merita Bagnasco (483 m), paese del Bal do Sabre, danza di origini saracene, che qui fecero numerose incursioni, lasciando in eredità nomi e alcuni prodotti della terra; a sinistra si nota il ponte romano con le arcate sul Tanaro, mentre a destra sono evidenti i ruderi del castello con la torre e i resti delle mura, che un tempo dovevano abbracciare il concentrico. Una sosta meritano le cappelle di Santa Giuditta ('400) e San Rocco oltre alla parrocchiale di Sant'Antonio.
A Garessio (581 m), cittadina dove sgorgano le fonti San Bernardo, in alta Valle Tanaro, meritano una visita il santuario di Valsorda (1924, prima cupola in cemento armato in Italia), l'oratorio di San Rocco (XVIII sec.), il palazzo Polti, la chiesa di Santa Caterina (dell'architetto Gallo), Sant'Antonio (1651), l'Assunta, la confraternita di San Giovanni, piazza Carrara, il palazzo comunale, Villa Gobbi e, risalendo la statale 28 verso Ormea e il Col di Nava, la torre saracena dei Barchi, che svetta sul promontorio lungo il fiume.
Risalendo la SS28 si arriva a Ormea (736 m), centro delle Alpi del Mare, dalla curiosa forma a cuore dell'abitato, dove si percepisce l'influenza della confinante Liguria, sia nei cibi, sia nella parlata. Il centro storico con via Roma e i vicoli ("inghirlandati" al Corpus Domini) sono da visitare insieme al castello, alle chiese dei Battuti, delle Umiliate e di San Martino (1450), al ponte dei Corni (di epoca feudale), alle cappelle della Madonna del Castelletto e della Madonna degli Angeli, al museo etnografico. Statue d'autore nel tipico marmo nero della zona fanno parte dell'inconsueto arredo urbano delle piazzette. Le borgate - Viozene, Chionea, Aimoni - sono rimaste villaggi montani.
Da Garessio si raggiunge Valcasotto (966 m), dove si trova il castello reale dei Savoia. Nell'XI secolo il maniero, che fu fra i prediletti di Vittorio Emanuele II, era una certosa, poi ampliata nel '400 e trasformata in palazzina di caccia durante le invasioni napoleoniche. La Regione Piemonte lo ha incluso nel circuito delle Residenze Reali. Il fondovalle Casotto va percorso lentamente per assaporare il paesaggio, l'ambiente straordinario, per ascoltare il rumore dell'acqua, che qui ha più volte segnato con improvvise piene la vita della popolazione, come testimonia il monumento in pietra a ricordo della tragica alluvione del '94, posto a imbocco della valle. Si raggiunge così Pamparato (816 m), un paese straordinario, con le case raccolte intorno alla chiesa di San Biagio, al castello dei marchesi Cordero, all'oratorio di Sant'Antonio. Una passeggiata a piedi consente di vedere un antico mulino, il ponte romano, il laboratorio del legno, il museo etnografico di Serra (dedicato a usi e costumi della gente di montagna). Si prosegue per Roburent (786 m), paese con due anime: modernità, turismo, alberghi e strutture sportive a San Giacomo e tradizione, quiete e storia nel capoluogo, che accoglie la chiesa di San Siro (opera di Francesco Gallo), la torre medievale e numerose cappelle campestri. Da Roburent si può raggiungere la borgata Pra (1014 m), caratteristica per gli affreschi e i murales. Da non perdere una visita alla grotta di Bossea, in Valle Corsaglia, lunga 3 km e profonda 200 metri. È stata la prima cavità attrezzata in Italia (1875) e accoglie un importante laboratorio idrogeologico e biologico sotterraneo: si tratta di una "grotta vivente", con anfratti continuamente rimodellati dall'acqua corrente, saloni (nella Sala del tempio il 26 dicembre e a Ferragosto si svolgono concerti), gallerie fossili e canyon, e proprio qui sono stati rinvenuti i resti fossili dell'Ursus spelaeus.
A Frabosa Soprana (891 m), meritano una visita la chiesa parrocchiale e le vecchie cave del "verzino", un marmo che impreziosisce monumenti come la chiesa della Gran Madre a Torino, la cappella della Sindone, Palazzo Lascaris, i castelli del Valentino e di Racconigi.
Ultima tappa del viaggio nel Monregalese la Valle Ellero. La strada costeggia il torrente e va percorsa in tranquillità per non perdere la bellezza dell'ambiente e del paesaggio. Osservate le colline che accolgono una serie di straordinarie testimonianze d'arte: dal borgo occitano di Prea (838 m) di Roccaforte Mondovì, aggrappato alla montagna, con le lose sui tetti (che ogni dicembre viene animato da un presepe vivente), alla piccola pieve di San Maurizio, seminascosta dalla boscaglia, con affreschi romanici e l'abside dell'XI secolo. Domina la parete di roccia verso Villanova Mondovì il santuario dedicato a Santa Lucia con il monastero, quasi messo a guardia della Valle Ellero: la cava dalla quale si estraeva roccia cedette e fu necessario costruire un grande contrafforte in cemento per evitare crolli. La strada prosegue fino alla frazione Lurisia (660 m) di Roccaforte Mondovì, con l'istituto idrotermale di 1° livello superiore, dove si può visitare la galleria Madame Curie, la donna che qui fece ricerche ed esperimenti sulla radioattività. Per chi ama il paesaggio, la montagna incontaminata, vale una gita il Monte Pigna (sulle cui piste da sci si sale in cabinovia), tra grotte, rarità della flora e della fauna che risentono del vento caldo che arriva dal mare.
Rientrando a Mondovì si può proseguire verso la Langa monregalese: a Bastia non perdete gli affreschi della cappella di San Fiorenzo; il castello e la fiera del bue grasso, poco prima di Natale, a Carrù e le cappelle medievali affrescate a Piozzo, dove a ottobre si tiene la sagra della zucca.
FONTE: turismo.provincia.cuneo.it