Bra e Roero Suggestione Di Una Terra Ritrovata
Bra e Roero
Suggestione Di Una Terra Ritrovata
Il Roero, sponda sinistra del Tanaro albese, è una terra dai marcati contrasti e dalle innumerevoli risorse turistiche. Una terra aristocratica: nel nome, che richiama quello della nobile famiglia astigiana protagonista del Medioevo locale, e nel paesaggio, ricco di torri e castelli.
L'identità culturale e storica dell'area, "ritrovata" in questi ultimi decenni attraverso un originale percorso di ricerca storica, ha rappresentato uno dei maggiori impulsi allo sviluppo economico di queste colline. È impossibile riassumere il Roero in un'immagine, così come non è possibile coglierlo con una sola panoramica, poiché la sua caratteristica principale è proprio la varietà: di paesaggi, di colori, di geometrie, di sapori, di suggestioni.
Selvagge e labirintiche, magiche e inquietanti, le rocche costituiscono l'elemento paesaggistico più tipico delle colline sulla sinistra del Tanaro e, come una profonda ferita, attraversano tutta la zona, formando una linea che va da Bra e Pocapaglia a Montà e Cisterna. Proprio nelle rocche va cercata la vera anima del Roero. Un ambiente incontaminato, ricco di umori e suggestioni, che, in ogni tempo, ha colpito l'immaginario popolare, pronto a farne un luogo d'elezione per briganti, masche ed eremiti.
La formazione delle rocche va messa in relazione a quel fenomeno geologico che prende il nome di "cattura del Tanaro", col quale si indica il cambiamento di percorso che tale fiume subì in conseguenza di un movimento della crosta terrestre. Profonde anche oltre 150 metri e con pareti verticali, le rocche mettono in luce i diversi strati e si presentano come un libro aperto sulla storia geologica del Roero, offrendoci sorprendenti varietà di cromatismi e innumerevoli testimonianze fossili.
Terra di marcati contrasti, il Roero, accanto alla varietà culturale e cromatica e alla caleidoscopica parcellizzazione delle geometrie dei versanti collinari, regno della viticoltura e della frutticoltura, presenta un altro volto: al di là della barriera delle rocche, superata da percorsi obbligati, risicati, a volte arditi e, in qualche caso da romantici ponti, c'è l'altro Roero: altro per paesaggio, economia, colori, geometrie.
Il paesaggio si adagia su linee pianeggianti, appena mosse dalle morbidissime e leggerissime curve delle vallicole e dei rilievi. Sono le "terre rosse" che, dove affiorano, regalano stupende tonalità dell'ocra e del mattone, con venature accese dai processi di ossidazione. Terre dalle geometrie ampie e regolari dei campi, ancora circondati, quasi protetti, dagli estesi boschi. Qui, il bosco e il coltivo, la natura selvaggia e l'ordine umano arrivano a toccarsi, alternandosi, avvicendandosi con una regolarità che sembra voluta, costruita per stupire. Terre un tempo avare e siccitose, storicamente legate alla cultura del pane e, oggi, grazie al progresso agricolo, generose di pregiate colture orticole e cerealicole. Fragole, peperoni, frumento, mais, ma anche campi di girasoli, di soia e di quant'altro la natura dei terreni e le pianeggianti ed estese proprietà possono convenientemente recepire dalle tendenze del mercato. L'organizzazione dello spazio agricolo risponde pertanto a modelli culturali diversi da quelli descritti per il Roero viticolo. Predomina, qui, la cultura di cascina, con le ovvie ripercussioni sulla socialità, sulla mentalità e sul paesaggio agrario.
E innumerevoli sono le suggestioni di queste terre.
L'itinerario parte da Bra (290 m). Di antica origine, il suo nucleo urbano originario va messo in relazione alla decadenza della importante Pollentia romana. Fu comune autonomo dalla fine del XII secolo ed eletta città nel 1760 con atto formale di Carlo Emanuele III. Il centro storico annovera le pregiate architetture barocche della parrocchiale di S. Andrea, della chiesa dei Disciplinanti della SS.ma Trinità e della chiesa di Santa Chiara (capolavoro di Bernardo Vittone, con affreschi del braidese Pier Paolo Operti) e il palazzo comunale, la cui facciata è attribuita al Vittone. Il tardogotico palazzo Traversa è sede del museo di storia naturale Craveri, istituito nel 1843.
Il viaggio alla scoperta dell'anima del Roero approda quindi a Pocapaglia (381 m), uno dei paesi più suggestivi della zona. Qui le rocche si presentano nella loro più conturbante bellezza e accerchiano il paese, scenograficamente sormontato da un massiccio castello. Già citato a partire dal XII secolo, la ricostruzione di fine '500 conserva resti del '400; pregevole il portale d'accesso, da alcuni erroneamente attribuito al Sansovino. Secondo la leggenda, il gran sabba delle masche del Roero si teneva su queste rocche; a Pocapaglia visse, "operò" e finì sul rogo Micillina, una delle più famose streghe piemontesi.
Sommariva Perno (389 m) si offre agli sguardi con il sontuoso castello, che fu teatro della bella storia d'amore fra re Vittorio Emanuele II e la Bela Rosin. Il paese, che ha scritto pagine importanti nell'economia locale in relazione alla fragola, propone l'attrezzato Centro sportivo del Roero e il Parco forestale del Roero.
Stupendi castagneti da frutto della varietà locale detta "della Madonna", per la precoce maturazione settembrina, o "Canalina", dal principale luogo di mercato, in maestosi esemplari isolati o in piccoli gruppi, regalano panorami inusitati per queste altitudini.
Veri e propri tesori ci offrono le peschiere che macchiano le terre rosse di Ceresole d'Alba, (301 m); il castello, che fu residenza dei Roero, fu trasformato in palazzo alla metà del '600 e dintorni. Un tempo funzionali alle esigenze agricole e, nel contempo, preziose riserve per l'allevamento delle tinche, le peschiere propongono spunti interessanti sia al turista sia al naturalista, in quanto nicchie ecologiche, dalle ricche fioriture di ninfee e, in un caso (Cascina Gallina), di esotici fior di loto.
Altri umori, colori e atmosfere provengono dal bosco, che figura ancora fra i padroni del paesaggio di quest'angolo di Roero: erbe spontanee, frutti di bosco e funghi arricchiscono la varietà di proposte e di immagini della zona. Non a caso, il più importante paese di quest'area del Roero (Sommariva del Bosco), conserva nel nome l'aspetto originario di queste terre. Il Roero "delle terre rosse" prospetta sulla pianura con il castello di Sommariva del Bosco (298 m), strappato ai Roero dai Savoia a fine '400, circondato da possenti mura e ornato dall'elegante torre rossa, e quello di Sanfrè (316 m), iniziato dai De Braida agli albori del '200.
Proseguendo, si incontra Baldissero d'Alba (410 m). Il turrito castello (l'aspetto esterno risente fortemente della ricostruzione di metà Ottocento) domina su colline famose per le fragole e le pregiate produzioni viticole. Ai margini di una vasta area boschiva, si trova l'Osservatorio ornitologico di Cascina Serralunga, importante stazione per lo studio, la cattura e l'inanellamento degli uccelli di passo.
Superati Montaldo Roero, Monteu Roero e Santo Stefano Roero, si giunge a Montà (316 m). Un vasto parco circonda il castello risalente al XIV secolo, poi ricostruito nel '400 e modificato nel '600. In un suggestivo paesaggio boschivo, sorge il santuario dei Piloni, antico luogo di culto (reperti di età romana e resti del XIII secolo), meta di pellegrinaggi.
Si prosegue per Canale (193 m), cuore mercantile del Roero. All'inizio del '200 risalgono le prime notizie del mercato settimanale. Le piazze, sulle quali, all'inizio secolo, si sono decise le fortune delle pesche di Canale, celebrano, oggi, i rinomati vini del Roero. Vi ha sede l'enoteca regionale del Roero con l'annesso ristorante. Il concentrico mantiene la struttura della villa nova costruita dagli astigiani nel 1260. Il castello, eretto dai Roero nel XIV secolo, è stato modificato nel '700.
Da Canale, attraverso Priocca, si prosegue per Govone (301 m): il castello, inserito nel circuito delle Residenze Reali, è oggi sede del Comune. La scenografica costruzione settecentesca presenta uno scalone realizzato secondo schemi barocchi e all'interno decorazioni e stucchi di estremo interesse.
Scendendo verso Alba si incontra Magliano Alfieri (328 m), caratterizzato dalla presenza del castello seicentesco in cui soggiornò Vittorio Alfieri; ospita il museo dei soffitti di gesso, tipici rivestimenti del Roero e del basso Monferrato.
Altro castello da non perdere è quello di Guarene (360 m): il settecentesco palazzo in stile juvarriano è forse uno degli esempi meglio conservati di residenza nobiliare, sia per la posizione, sia per lo stato di conservazione degli arredi interni e gli splendidi giardini all'italiana. Meritano una visita anche la parrocchiale dei santi Pietro e Bartolomeo e la chiesa barocca dell'Annunziata.
Attraverso Castagnito, si scende nella conca di Castellinaldo, circondata di vigneti e dominata dal castello. Proseguendo verso Monticello d'Alba, fatta una deviazione verso Vezza d'Alba, si attraversa Piobesi d'Alba per fermarsi a Corneliano d'Alba (204 m) e ammirare la torre dodecagonale che domina il centro storico.
A Monticello d'Alba (320 m) non perdete la parrocchiale di San Ponzio, che conserva una torre campanaria romanico-gotica e affreschi risalenti all'XI secolo. Il castello dei Roero, abitazione privata ma visitabile, presenta una pianta quadrilatera regolare con agli angoli torri tra loro diverse e un interessante passo di ronda su tre lati.
A Santa Vittoria d'Alba (346 m), il cui toponimo si rifà alla vittoria di Stilicone sui goti di Alarico, sono i numerosi reperti di età romana ad attestare l'importanza strategica del territorio. Una solida torre quadrata (XIV secolo) svetta su quel che resta delle antiche mura di cinta. L'oratorio di S. Francesco (XV-XVI secolo) custodisce un ciclo di affreschi (Passione) di fine '400. Di età romana è il Turriglio (I sec. d.C.), monumento a pianta rotonda dedicato alla grandezza di Roma. Vi ha sede la storica ditta Cinzano, con annesso il museo dei vetri "Cinzano Glass Collection".
Da Santa Vittoria consigliamo una visita a Pollenzo (198 m), frazione di Bra, importante per il sito archeologico dell'antica Pollentia. Il borgo è costruito intorno all'anfiteatro, uno dei più grandi dell'Italia settentrionale, che poteva accogliere 15.000 spettatori. Il resto della città romana è stato completamente interrato, mentre la necropoli è situata sulla strada per Bra.
FONTE: turismo.provincia.cuneo.it